La peronospora della vite: prevenzione e rimedi

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La peronospora è la patologia più frequente a carico della vite, quella con cui tutti i viticoltori devono prima o poi avere a che fare, e la cui dannosità è risaputa da tanto tempo.

Si tratta infatti di una malattia fungina che, se non viene adeguatamente tenuta sotto controllo, è capace di causare grandi perdite di produzione, rovinando irreparabilmente i grappoli in via di maturazione e mettendo la pianta in una condizione di sofferenza.

La peronospora è uno dei fattori per cui coltivare la vite, anche a livello hobbistico, richiede una particolare attenzione e qualche intervento di cura. La buona notizia è che possiamo difendere la pianta da questa avversità mediante l’uso di prodotti a ridotto impatto ambientale, ammessi anche in agricoltura biologica e, soprattutto, agendo per via preventiva. 

Vediamo quindi come gestire la peronospora e che cosa utilizzare per difendere il vigneto.

Il patogeno

L’agente responsabile della peronospora della vite è il fungo Plasmopara viticola, il quale può attaccare la pianta sin dai primi stadi vegetativi di primavera. Infatti, da quando le foglie sono sufficientemente sviluppate da avere gli stomi funzionanti, ovvero le aperture che consentono gli scambi gassosi della pianta con l’esterno, le spore del fungo possono penetrarvi dentro, veicolate dall’umidità, e sviluppare così il micelio.

Con la crescita dei germogli e lo sviluppo delle infiorescenze, anche questi risultano facilmente attaccabili, perché il fungo può colpire tutte le parti verdi della pianta.

Le condizioni maggiormente predisponenti lo sviluppo del fungo sono le piogge di primavera, che si verificano in un periodo in cui le temperature sono miti ma ancora abbastanza fresche. La pioggia veicola le spore del fungo e consente le infezioni.

Le infezioni di peronospora iniziano solitamente tra l’ultima settimana di aprile e la prima di maggio, ovviamente con differenze ed eccezioni dovute alle annate particolari. Infatti, se a marzo le temperature fossero più alte della media, le prime infezioni potrebbero avvenire in anticipo. Per questo è sempre bene evitare di basarsi su un calendario teorico, ma osservare sempre le piante da quando iniziano la ripresa vegetativa.

Il periodo della fioritura è quello maggiormente delicato, poiché infiorescenze danneggiate dal fungo patogeno non possono in alcun modo generare dei grappoli sani. Anche tutto il periodo che va fino all’allegagione e oltre è comunque molto critico e le piante devono essere tenute sotto osservazione regolare.

Sintomi

Sulle foglie la peronospora si manifesta sulla pagina superiore tramite chiazze decolorate che assomigliano a macchie d’olio e sono piuttosto estese, con dimensioni che arrivano fino a 3 cm di diametro. A seconda dell’umidità o meno, sulla pagina inferiore può formarsi anche una efflorescenza biancastra. Successivamente le macchie d’olio imbruniscono e disseccano.

Nel caso di foglie vecchie, verso la fine della stagione, ma anche sui vitigni resistenti, il sintomo è un po’ diverso e viene chiamato anche “peronospora a mosaico” in quanto le macchie sono piccole, ristrette tra le nervature e assumono una forma poligonale.

Quando il fungo colpisce le infiorescenze o direttamente i grappoli con acini già formati, questi disseccano, e ovviamente la produzione corrispondente va perduta inesorabilmente. Bisogna quindi evitare che questo avvenga.

Prevenire la peronospora: come agire per tutto l’anno

Le cure colturali di base possono incidere molto sull’insorgere di una patologia fungina e sulla sua diffusione da pianta a pianta.

Tra le più importanti strategie preventive da attuare ricordiamo:

  • concimazioni equilibrate: eccedere con la nutrizione delle piante non porta a produzioni maggiori né migliori. Le piante devono ricevere il nutrimento corretto, e un eccesso di azoto predispone maggiormente la pianta a subire infezioni fungine come la peronospora. Una concimazione corretta è quella che prevede una distribuzione annuale di un buon fertilizzante organico, come Fertil Bio, ovvero una miscela di concimi organici a base di azoto e potassio. Pur trattandosi di un prodotto naturale non bisogna superare le dosi consigliate, ovvero di 70-100 grammi per ogni metro quadrato di terreno, nel caso specifico della vite, ovviamente più concentrato sulla zona sotto chioma;
  • sesti di impianto adatti: nella messa a dimora delle barbatelle di vite è opportuno rispettare le distanze di impianto ottimali, che sono a, seconda delle forme di allevamento scelte, di 1,3-1,5 m sulla fila e circa 3 metri tra le file. Negli impianti troppo fitti c’è una scarsa ventilazione e un ristagno di umidità tra piante;
  • potature regolari: la vite richiede un intervento di fine inverno e cimature e/o sfogliature in estate. Le potature hanno lo scopo primario di equilibrare il rapporto vegetativo-produttivo, ma vi è anche quello di mantenere la vegetazione arieggiata ed evitare il microclima umido al suo interno;
  • asportazione delle parti di piante infette. Bisogna togliere le foglie e germogli malati durante tutto il periodo vegetativo, mentre alla fine della stagione bisogna evitare che le foglie secche affette da patologia restino sul suolo a decomporsi, poiché i funghi svernerebbero su questi residui, per poi ripresentarsi nella primavera seguente.

Corroboranti utili

La zeolite

Molte prove condotte in diversi vigneti hanno portato a ritenere che i trattamenti preventivi con la zeolite risultano molto efficaci nel contrastare l’insorgenza della malattia sulla vite.

La zeolite, come Polvere di roccia Zeolite, è un corroborante e potenziatore delle difese naturali delle piante, e ha la qualità di assorbire l’umidità in eccesso presente sui tessuti fogliari in virtù della sua struttura microporosa.

Grazie a questo meccanismo di azione, la zeolite riduce le condizioni microclimatiche favorevoli allo sviluppo del patogeno. I dosaggi consigliati variano da 50 a 100 grammi da sciogliere ogni 10 litri di acqua, per trattamenti da ripetere ogni 7-10 giorni circa. Appare evidente quanto sia importante la costanza con l’uso di questo prodotto durante la stagione, perché effettivamente la zeolite non ha la capacità di guarire piante già infette, e deve essere intesa per quello che è, ovvero come una polvere di roccia ad effetto preventivo. Tuttavia, un utilizzo regolare di questo prodotto porta ad ottenere piante sane e naturalmente più forti, e questo sicuramente nel lungo periodo ripaga e consente una riduzione spesso netta dei trattamenti fungicidi veri e propri.

Lecitina di soia

Anche la lecitina di soia è una sostanza di origine naturale dalle spiccate proprietà corroboranti. Estratta dai semi della soia, rende più elastiche le pareti cellulari delle piante su cui viene irrorata, proteggendole così dagli attacchi fungini. La lecitina migliora anche la qualità degli stessi frutti, che in questo caso sono i grappoli dell’uva.

La soluzione di Lecitina di Soia RTU è in formato spray da 500 ml, è quindi pronto all’uso e non richiede diluizioni ulteriori. Risulta l’ideale per la coltivazione di poche piante di vite e la sua applicazione è semplicissima. Basta solo avere l’accortezza di coprire tutta la vegetazione, compresa la pagina inferiore delle foglie, eseguire il trattamento nelle ore fresche della giornata e ripeterlo più volte durante la stagione, a distanza di 10-15 giorni.

Trattamenti rameici

I sali di rame sono comuni prodotti antifungini, efficaci anche contro le peronospore. I prodotti a base di rame sono svariati: dalla classica poltiglia bordolese agli ossicloruri e gli idrossidi.

Sono classici prodotti di copertura che devono essere usati ai primi sintomi di patologie, poiché hanno un’azione bloccante nei confronti dei funghi e non possono far regredire i sintomi già in atto.

Un prodotto innovativo a base di rame è Rame Active, un formulato microgranulare a base di solfato di rame complessato con lignosolfonati, ovvero composti naturali derivanti dalla lignina delle piante. Questi composti, proprio perché di origine vegetale, vengono riconosciuti dalle piante come sostanze affini e pertanto vengono assorbiti all’interno della foglia insieme al rame.

Grazie alla presenza di questi agenti complessanti, viene migliorata l’efficienza nell’impiego del prodotto, perché il risultato è molto buono a dosi moderate, e questo consente una riduzione dell’impatto ambientale.

Rame Active, che peraltro compensa anche le eventuali carenze nutritive di rame nella pianta, deve essere diluito in acqua per l’utilizzo. Per la vite sono consigliate dosi di 10-20 grammi ogni 10 litri di acqua, da usare in media ogni due settimane, ma valutando sempre a seconda delle necessità.

Per garantire l’efficacia del trattamento, è di basilare importanza una copertura uniforme di tutta la pianta, utilizzando un buon attrezzo a pressione più uniforme possibile.

Ricordiamo infine che per l’esecuzione dei trattamenti bisogna scegliere le ore fresche della giornata e indossare i Dispositivi di Protezione Individuale (guanti, occhiali, mascherina).

Prodotti suggeriti

Zeolite

Agisce in modo meccanico coprendo la vegetazione e creando un ambiente inospitale per insetti e funghi.

Lecitina di Soia

Prodotto naturale estratto dai semi di soia, agisce come potenziatore delle difese naturali delle piante rendendole meno suscettibili agli attacchi fungini

Rame Active

Prodotto a base di solfato di rame complessato con lignosolfonati, i quali sono dei com- posti naturali che derivano dalla lignina presente negli alberi.

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