Come coltivare l’arachide nell’orto

L’arachide è una pianta che in pochi ancora producono nel proprio orto, forse perché è ritenuta difficile da coltivare o semplicemente perché per abitudine si dedica lo spazio agli ortaggi più comuni. Da questa pianta però si possono avere delle belle sorprese e una raccolta interessante, senza faticare molto e senza utilizzare né concimi chimici né antiparassitari. Di seguito sono quindi descritti i principali passaggi per una coltivazione dell’arachide a livello privato e con metodo ispirato all’agricoltura biologica.

La specie: descrizione e ciclo

L’arachide (Arachis hypogea) è una specie che fa parte della famiglia botanica delle leguminose o fabacee, che comprende piante note per la loro peculiarità di instaurare simbiosi radicali con particolari batteri azotofissatori presenti nei suoli. Questa caratteristica rende le leguminose delle preziose piante capaci di fertilizzare i terreni, per l’azoto, in modo del tutto naturale, tanto che in agricoltura biologica la loro presenza in un programma di rotazioni è imprescindibile.

Nell’orto di casa si coltivano già alcune leguminose: pisello, fava, fagiolo e fagiolino, ma anche l’arachide può trovare degnamente un proprio spazio.

La pianta dell’arachide resta bassa, raggiungendo al massimo i 60 cm di altezza; questo aspetto evita la necessità di tutori come le reti che si devono invece allestire per fagioli e piselli rampicanti.

La caratteristica che rende questa pianta così unica è il fatto di produrre i propri frutti sottoterra, da fiori di colore giallo che, una volta fecondati, sviluppano un peduncolo con il quale si ripiegano verso il suolo e penetrano nel suolo, secondo un meccanismo che è chiamato “geocarpia”. Da essi si sviluppano i baccelli come noi li conosciamo, e che racchiudono i due semi, al massimo tre.

Esigenze di clima e terreno dell’arachide

L’arachide ha origini da paesi a clima tropicale, pertanto le sue esigenze climatiche sono piuttosto alte: le temperature ottimali sono quelle comprese tra i 22 e i 28°C, pertanto si tratta di una coltura che alle nostre latitudini ha un ciclo primaverile-estivo. La pianta ama anche le posizioni soleggiate.

Il terreno ideale per le arachidi è sciolto e povero di sassi, per favorire lo sviluppo ipogeo dei frutti come descritto sopra. Terreni troppo argillosi e compatti, o pieni di scheletro, potrebbero infatti ostacolare una corretta formazione dei baccelli. Il pH ottimale del suolo è leggermente acido, tra 6 e 6,5, ma vanno bene anche i terreni vicini alla neutralità.

Il pH può essere conosciuto immergendo nell’estratto acquoso di terreno un’apposita cartina di tornasole. Nel caso di pH alcalino è possibile praticare una correzione con lo zolfo,  elemento che ha la proprietà di abbassare il pH del suolo. Zolfo 80 è pensato soprattutto per i trattamenti liquidi, da effettuare per sopperire ad eventuali carenze di questo elemento nelle piante e per offrire al contempo una protezione dall’oidio di molte colture, però può essere anche usato allo stato polverulento per correggere il pH, distribuendolo direttamente sul suolo in un velo sottile.

Preparazione del terreno

Lavorazione

Prima di seminare le arachidi bisogna assicurarsi di garantire a queste piante ottime condizioni di terreno. Le lavorazioni rivestono quindi un ruolo importante nel rendere soffici i primi 30 cm di terra, quelli esplorati dalle radici e anche dai frutti. Non occorre andare più in profondità. Per la lavorazione principale del terreno in genere si pratica una vangatura, che nel caso di terreni sciolti può essere tranquillamente sostituita da una grelinette; il forcone largo a due manici che consente un rapido allentamento del suolo senza rovesciarne gli strati, oppure la classica forca con un manico solo e a denti dritti. Dopodiché resteranno delle zolle di terra, da rompere zappettando, e infine deve essere ultimato il letto di semina mediante un rastrello da orto, a denti corti e robusti.

Naturalmente, chi desidera cimentarsi in una coltivazione un po’ più estesa, anche di qualche centinaio di metri quadrati, può convenientemente usare un motocoltivatore.

Concimazione di fondo

Sebbene le arachidi siano autosufficienti per le necessità di azoto come le altre leguminose, la concimazione di fondo resta fondamentale per apportare gli altri elementi nutrivi e per migliorare e mantenere la fertilità del suolo in un senso più generico. Per avere infatti una terra sciolta e di buona struttura, come richiesto da questa specie dalla fruttificazione ipogea, la presenza di sostanza organica è molto importante. Ottimi concimi, per raggiungere questi obiettivi, sono:

  • Humus di lombrico: è un ottimo ammendante, inodore, che si ottiene dalla digestione, da parte dei lombrichi, di letame bovino ed equino. Da questo processo si ottiene un prodotto ricco di elementi nutritivi, enzimi e batteri benefici. Le dosi consigliate sono di 200-300 grammi/mq, e con un sacco si possono concimare circa 50 mq;
  • Bioactive: concime organico che rivitalizza il suolo grazie alla presenza di micorrize e di Trichoderma; si tratta di un fungo ad azione benefica, che preserva le piante da marciumi radicali e da altri patogeni del terreno. Le micorrize favoriscono un buon sviluppo radicale e rendono le piante più resistenti alle avversità.

Seminare le arachidi

Le arachidi, per le loro esigenze climatiche, si seminano nello stesso periodo di fagioli e fagiolini, ovvero tra marzo e maggio, a seconda ovviamente della zona di coltivazione e dell’andamento stagionale.

La semente è costituita da arachidi col guscio. Quest’ultimo deve essere tolto, mentre quello che deve rimanere è la sottile buccia rossastra che ricopre il seme stesso.

La tecnica consigliata è la semina diretta sul terreno, a file distanti 50-60 cm. Lungo la fila, che può essere tracciata tramite una zappa a punta, si mettono due o tre semi ogni 30 cm, secondo la modalità delle “postarelle”. Poi si ricopre con uno strato di terra di circa 2 -3 cm, per poi irrigare.

Cure colturali

Durante tutto il lungo ciclo colturale dell’arachide, che arriva fino all’autunno con la raccolta, bisogna avere cura delle piante, ma gli interventi non sono molti né complicati.

Una volta ultimata la germinazione di tutte le piantine, si tiene la migliore di ogni postarella e si eliminano le altre.

L’estate, soprattutto se siccitosa, impone delle irrigazioni con una certa regolarità, ma senza mai causare degli eccessi idrici. L’importante è che le piante non subiscano degli stress idrici nella fase in cui formano i frutti, tra giugno e luglio.

Nei periodi più umidi è facile assistere alla nascita di moltissime “erbacce” o erbe infestanti, che devono essere tenute sicuramente sotto controllo. Allo scopo bisogna zappettare tra le file, facendo però attenzione a non danneggiare le piante. La pacciamatura con teli neri o paglia, in questo caso, deve limitarsi allo spazio tra i filari, e non interessare lo spazio adiacente alle file, perché, come descritto sopra, i fiori fecondati devono poter avere terra libera sotto, in cui “tuffarsi”.

Avversità: prevenzione e cure

Fortunatamente le arachidi sono piante piuttosto rustiche, che raramente vengono colpite da avversità. Tuttavia, nel caso di attacchi di afidi, è importante proteggerle mediante il Sapone Molle. Il prodotto tecnicamente è un corroborante e non un insetticida, ma riesce a garantire una protezione efficace dagli afidi e lo si può usare più volte durante il corso della stagione.

Nel caso di estati molto assolate e calde, è utile prevenire i danni da scottature mediante trattamenti con Caolino, farina di roccia argillosa che preserva anche da fisiopatie come questa.

Raccogliere le arachidi: momento e produzione

A differenza di altri ortaggi, per le arachidi sussiste il medesimo dubbio che si può avere per le patate: dato che la produzione è sotterranea, difficile sapere quanto è arrivato il momento della maturazione. In questo caso semplicemente bisogna attendere che la parte aerea sia diventata completamente ingiallita, e ciò avviene tra settembre e ottobre.

Per poter conservare le arachidi bisogna essiccarle. Lo si può fare direttamente al sole per diversi giorni, o tramite una leggera tostatura in forno.

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