Come coltivare il pomodoro: trucchi e consigli un buon raccolto

Il pomodoro è sicuramente uno degli ortaggi più coltivati in assoluto: quando si pensa ad un orto, l’associazione a questa pianta è immediata.

Coltivare il pomodoro è relativamente semplice, chiunque può farlo e in tanti ci riescono. Però i risultati possono essere molto diversi a seconda di come si procede, e dal momento che coltivare richiede impegno, dedizione, un po’ di fatica fisica e pazienza, conviene farlo traendone il massimo risultato.
Vediamo quindi come coltivare questo ortaggio così importante dalla A alla Z, coniugando tre obiettivi: produrre in quantità, ottenere la qualità dei frutti, intesa come sapore ma anche come integrità del prodotto, e non in ultimo preservare l’ambiente coltivando in modo ecocompatibile.

IL POMODORO: LA PIANTA

Il pomodoro è una specie annuale appartenente alla famiglia delle solanacee, che comprende anche altri noti ortaggi: melanzana, peperone dolce e piccante e patata.
Il pomodoro in natura ha un portamento strisciante: dopo una prima fase di crescita a stelo eretto, non è capace di sostenersi in verticale e si sviluppa sul suolo. Nella gestione colturale però la leghiamo ad appositi tutori per indirizzarla verso una crescita verticale.

Lo stelo del pomodoro è intervallato da nodi con foglie e fiori, che costituiscono i palchi. Stelo e foglie sono ricchi di peli collegati a ghiandole che emettono la sostanza fortemente aromatica responsabile di quella patina giallastra e vischiosa che resta sulle mani o sui guanti dopo i lavori di legatura e sfemminellatura.
La fioritura è scalare: inizia dal primo palco basale e procede salendo man mano che la pianta continua a crescere in altezza. I fiori sono ermafroditi, ovvero contengono sia gli organi maschili sia i femminili.
I frutti sono la parte che ci interessa, quelli che botanicamente si chiamano bacche ma che noi semplicemente chiamiamo pomodori. Come è noto, esistono moltissime varietà di pomodoro e anche tanti ibridi, distinguibili per il termine F1 che accompagna il loro nome indicato sulla confezione di piantine o semi.

Come per la fioritura, anche per la maturazione dei frutti c’è una scalarità dal basso all’alto, per un arco di tempo che va da giugno a settembre più o meno inoltrato, in relazione all’annata e allo stato di salute delle piante.

Ci sono varietà di pomodoro a sviluppo indeterminato, che continuano a crescere fino alla fine della vita della pianta e superano i due metri di altezza, e varietà a sviluppo determinato, la cui crescita ad un certo punto si arresta e all’apice compare un germoglio fiorifero.

Quanto alla radice, il pomodoro ha un fittone principale molto lungo, che arriva a superare il metro di profondità, e da questo si diramano tante radici secondarie.

INIZIARE DAL SEMENZATO

Per coltivare il pomodoro è interessante iniziare dalla semina delle piantine in semenzaio, invece che acquistarle già pronte per il trapianto.
Il semenzaio può essere una struttura verticale di dimensioni molto limitate o anche una piccola serra a forma di casetta o di tunnel, all’interno della quale disporre le piantine in crescita. Per la semina delle piantine di pomodoro si procede da febbraio o marzo a seconda delle zone.
Per il semenzaio servono contenitori e terriccio soffice. I primi possono essere direttamente le vaschette a scomparti, con foro sul fondo, oppure piccoli vasetti, o alveoli in polistirolo, ma anche contenitori di recupero come vasetti dello yogurt purché forati. Il terriccio soffice garantisce al seme di aderire e di germinare, e in questa fase non sono necessarie concimazioni in quanto alla piantina sono sufficienti le riserve nutritive del seme stesso.

I giorni necessari per la germinazione delle piantine è variabile a seconda delle temperature ambientali: a 20-24°C, condizione ideale, impiegano solo 5 o 6 gi

orni, mentre a 12-13 °C, condizione minima, ne servono molti di più. Spesso si incappa nell’errore di seminare i pomodori troppo presto, e temperature troppo basse possono essere la ragione della mancata germinazione.

La semina non deve essere profonda: è sufficiente un sottile velo di terriccio per coprire il seme.

LA CURA DELLE PIANTE

Una volta nate le piantine di pomodoro, è necessario tenerle controllate quotidianamente, ma questo non deve tradursi necessariamente in irrigazioni quotidiane: troppa acqua è nociva come troppo poca. Osservare lo stato di umidità del terriccio è quindi una pratica fondamentale per stabilire se annaffiarle o no.

LA PREPARAZIONE DEL TERRENO

Intanto che le piantine crescono in semenzaio conviene preparare il terreno per il loro trapianto. Questo deve essere lavorato in profondità e ammendato abbondantemente. La lavorazione principale del terreno si esegue tramite vangatura classica, oppure con la forca foraterra, altro attrezzo che svolge la funzione di dissodare ma che contrariamente alla vanga non capovolge gli strati di terreno. La lavorazione eseguita con la forca è decisamente meno impegnativa fisicamente e più ecologica, perché consente al suolo di preservare la sua stratigrafia. Comunque, la decisione su come lavorare la terra dipende molto sia dalla tessitura del terreno in questione (se più sciolto, più argilloso o limoso) e da come è stato gestito fino a quel momento. Se l’orto infatti viene coltivato tramite una suddivisione in aiuole permanenti, idealmente le aiuole restano abbastanza soffici per tutto l’arco dell’anno, in quanto sempre coltivate con diversi ortaggi in rotazione e non calpestate né con i piedi né con carriole, poiché per i passaggi vengono utilizzati esclusivamente i camminamenti divisori.

Il terreno deve essere arricchito bene di sostanza organica, sotto forma di compost abbondante e maturo, o anche letame se disponibile. Il pomodoro è una specie a ciclo lungo, è molto esigente e il nutrimento non deve pertanto mai mancare. Compost o letame servono per la concimazione di fondo e per mantenere il livello di sostanza organica del terreno, tuttavia è utile somministrare ulteriori concimi perché si tratta di una pianta ad alte esigenze nutritive. BRAVE Crescita Sana è un ottimo fertilizzante solido organico, consentito in agricoltura biologica, ricco di acidi umici. Il prodotto stimola la radicazione, rendendo la pianta più capace di assorbire acqua e nutrienti presenti, poiché contiene l’inoculo per micorrize, quelle simbiosi tra radici e funghi molto benefiche alle piante. BRAVE Crescita Sana può essere distribuito prima del trapianto nelle quantità consigliate di 80-100 g/m. Ciò significa che con una confezione da 800 g si concima un’aiuola di pomodori da 8-10 mq.

PREPARARE LE PIANTE AL TRAPIANTO

Quando le piantine di pomodoro raggiungono lo stadio idoneo al trapianto, conviene prima acclimatarle, ovvero tenerle per un giorno o due ancora dentro gli alveoli o i vasetti ma fuori dal semenzaio. In questo modo iniziano ad abituarsi alle temperature esterne e lo stress da trapianto sarà mitigato.

IL TRAPIANTO

Il trapianto delle piantine deve essere eseguito durante il mese di aprile o anche maggio, a seconda della latitudine e dell’annata in corso. Le piantine non devono aver sostato troppo a lungo in semenzaio, altrimenti l’attecchimento risulterà complicato.

Di solito il trapianto si esegue su file binate, ovvero su una coppia di file distanti circa 70 cm, tenendo 50 cm tra una piantina e l’atra lungo la fila. Questo spazio è necessario per assicurare una buona illuminazione alle piante, indispensabile per una crescita sana e per una buona maturazione e colorazione dei frutti. Le bine possono essere due semplici file di un’aiuola, separata tramite un vialetto dall’aiuola adiacente su cui possono essere presenti altre due file di pomodori.

Il pomodoro può essere anche coltivato in vaso, purché di grandi dimensioni (almeno 30 cm di diametro e di profondità) e purché si assicuri alla pianta una buona esposizione alla luce solare, condizione molto importante.

LE PRIME LEGATURE

Durante le prime settimane dalla messa a dimora delle piantine, queste si sostengono da sole, ma ben presto si rende necessario affiancare loro dei tutori. Per una piccola coltivazione vanno benissimo le canne o pali di legno infissi profondamente nel suolo ciascuno molto vicino ad ogni piantina. Una prima legatura può essere eseguita ben presto, mediante corde, filo di rafia o plastica, sempre senza stringere troppo, ma lasciando lenta la presa, perché poi il fusto ingrosserà e non dovrà essere strozzato. Man mano che la pianta cresce, si dovranno realizzare nuove legature.

LA PRATICA DELLA SFEMMINELLATURA

La pianta del pomodoro, oltre ad avere naturalmente un portamento strisciante, tenderebbe a crescere in modo cespuglioso, ovvero ramificandosi. La coltivazione razionale invece prevede che cresca con un unico stelo, perché in questo modo la fruttificazione anticipa e si hanno pomodori più grandi e di qualità. Per questa ragione si pratica la sfemminellatura, cioè l’eliminazione di ogni germoglio laterale che cresce tra stelo e foglia e che ha un aspetto simile a quello del germoglio apicale della pianta.

CONCIMAZIONI DI COPERTURA

Dopo la concimazione che si pratica prima del trapianto si rendono necessari nuovi apporti di nutrienti per assicurare una buona produzione, e quindi è consigliato distribuire nuovamente BRAVE Crescita Sana dopo 20-30 giorni, ancora nella quantità di 80-100 g/mq.

GESTIRE L’ACQUA DI IRRIGAZIONE

Il pomodoro è un ortaggio ad alte esigenze idriche, come possiamo intuire dal fatto che i frutti stessi sono molto acquosi, ma non bisogna eccedere, per non creare spaccature nei frutti o una loro sapidità scarsa.

Il metodo irriguo migliore è quello a goccia, che consistente nello stendere lungo le file le manichette forate, collegate ad un rubinetto. In questo modo l’acqua viene dispensata in modo lento, senza sprechi e senza squilibri, poiché gli squilibri idrici sono tra le cause che determinano il noto marciume apicale dei frutti.

Tali sbalzi idrici, infatti, non consentono il corretto assorbimento del calcio da parte della pianta, rendendo necessari trattamenti fogliari di Calciomagnesio per limitare i danni.

LA PACCIAMATURA: PAGLIA, TELI O ALTRI MATERIALI

Per evitare il proliferare di erba infestante, e anche per risparmiare acqua di irrigazione, la pacciamatura viene in aiuto. Tanto più che il pomodoro, essendo una pianta a ciclo lungo, sarebbe invaso dalle specie primaverili e anche da quelle estive. Se si scelgono i teli neri, plastici o biodegradabili, questi devono essere stesi prima del trapianto, mentre se si opta per paglia, fieno o erba questi si stendono successivamente al trapianto. Se si preferisce lasciare il terreno nudo e zappare, conviene praticare la rincalzatura, lavoro che consiste nell’addossare montagnette di terra al colletto delle piante, per stimolare l’emissione delle radici avventizie.

LE PATOLOGIE PIÙ COMUNI

Le principali malattie crittogamiche del pomodoro sono quelle di origine fungina: la peronospora è forse la più nota ma non la sola. Le malattie crittogamiche, che si manifestano con macchie scure di diverso tipo sui frutti, sulle foglie e gli steli, e in certi casi con l’avvizzimento della pianta, sono favorite dall’umidità atmosferica accompagnate a temperature miti. Sono molte le strategie preventive che possiamo adottare per scongiurarle, dalle rotazioni alle irrigazioni praticate solo sotto chioma, ma sono molto utili anche trattamenti con un prodotto come BRAVE Energizzante. Si tratta di un concime organico liquido a effetto biostimolante, che contiene idrolizzato proteico ed estratto di alga, entrambe sostanze ricche di amminoacidi che aiutano la pianta a superare i momenti critici. Il prodotto può essere utilizzato sia per via radicale, diluendo il contenuto di un tappo in 3 litri di acqua e annaffiando alla base delle piante con questa soluzione anche tramite annaffiatoio, oppure per via fogliare, diluendo il contenuto di un tappo in 10 litri e irrorando con una pompa a spalla sulle piante per intero.  I biostimolanti rendono le piante più forti e capaci di resistere a questi ed altri tipi di stress.

Dopo giornate di piogge intense e prolungate però è da valutare un trattamento rameico, perché questo metallo ha la funzione di bloccare la penetrazione dei miceli fungini nei tessuti vegetali. I tanti prodotti rameici che si trovano in commercio sono di copertura, ovvero non penetrano dentro la pianta e i residui si eliminano lavando i frutti bene dopo la raccolta, anche se bisogna comunque rispettare il tempo di carenza. Con l’uso dei biostimolanti, comunque, la necessità di ricorrere al rame si riduce, con un beneficio sull’ambiente.

I PRINCIPALI INSETTI NOCIVI

Tutti coloro che hanno provato a coltivare i pomodori si sono scontrati con il problema delle cimici, insetti che sopraggiungono prevalentemente a metà estate. Negli ultimi anni anche la cimice asiatica ha fatto la sua comparsa, tanto che a volte l’unica soluzione è quella di coprire le piante con reti antinsetto, quando i frutti sono allegati.

Un altro insetto molto temuto per la coltura del pomodoro è la Tuta absoluta, lepidottero che fora i pomodori rendendoli immangiabili. Un prodotto molto efficace per tenerlo sotto controllo è BRAVE Controllo Vivo, basato su funghi antagonisti ed entomopatogeni quali Beauveria bassiana e Metarhizium anisopliae. Il prodotto è efficace anche contro acari come il ragnetto rosso e giallo e si utilizza diluito in acqua, nelle dosi di 3 ml/litro e bagnando bene la vegetazione. Il prodotto però può anche esser usato per via radicale, diluendo 4 ml/litro nell’annaffiatoio e irrigando con questa soluzione, che stimola la presenza nel suolo dei funghi positivi.

ECCESSI DI CALDO

I cambiamenti climatici in atto ci impongono di fare i conti con ondate di calore estive frequenti e durature: le piante ne soffrono almeno quanto noi. Nei pomodori l’eccesso di caldo si traduce in una scarsa colorazione dei frutti, in quanto il pigmento responsabile della colorazione rossa, ovvero il licopene, è inibito a temperature oltre i 30-32 °C e i frutti in queste condizioni restano parzialmente gialli. La vegetazione risulta un po’ stentata e i fiori cadono precocemente.

Per prevenire gli inconvenienti di questo tipo viene in soccorso il già citato BRAVE Energizzante, che aiuta le piante nella resistenza agli stress, anche quelli di tipo abiotico, ovvero che non dipendono da parassiti o patogeni.

CONCLUSIONE DEL CICLO DEL POMODORO

A fine estate o inizio autunno le piante seccano. Quando arriva il momento dell’espianto, anche questa fase dovrebbe essere gestita con cura, in quanto tutti i residui colturali costituiscono una buona biomassa da destinare al cumulo di compostaggio. Si consiglia di tagliarle in pezzi lunghi una spanna, perché questo favorisce la loro rapida decomposizione nel compost. Infine, una cosa molto importante: se durante la stagione avete usato legacci in plastica o di altro materiale non biodegradabile per legare le piante alle canne, toglieteli sempre, anche se costa un po’ di tempo e pazienza, per avere un compost pulito da ogni materiale non organico.

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