Coltivare il melo: evitare l’alternanza della produzione e ottenere mele grandi e sane

Chi possiede un melo in giardino o anche vari esemplari di questa specie in un piccolo frutteto, si sarà accorto che nella maggior parte degli anni non raccoglie mele grandi e belle, ma al contrario, frutti di pezzatura medio piccola e spesso con alcune imperfezioni. Questo è normale in una coltivazione ecosostenibile e non commerciale; ma sebbene non occorra arrivare agli standard della grande distribuzione, si può fare molto per poter produrre anche privatamente mele dall’aspetto migliore.

Gli ambiti su cui agire per raggiungere questo obiettivo sono vari e richiedono qualche attenzione.

Il ruolo della concimazione

La concimazione riveste certamente un ruolo basilare, perché se le piante sono ben nutrite danno certamente anche frutti migliori e buoni. Il melo può essere concimato sia all’inizio della primavera, per favorire la ripresa vegetativa, sia a fine estate per aiutare la pianta ad accumulare sostanze di riserva. Le sostanze di riserva, infatti, si rivelano fondamentali per la fioritura primaverile. Questo perché i fiori si aprono prima dell’emissione delle foglie, e quindi non possono essere nutrititi dalla fotosintesi svolta da queste ultime ma dalle riserve già presenti nella pianta. Pertanto, dopo la raccolta delle mele, che di solito avviene proprio verso la fine dell’estate, non bisogna trascurare il nutrimento delle piante.

Consigli sui prodotti

Quanto ai prodotti da utilizzare, è consigliato preferire fertilizzanti di origine naturale, su cui si può trovare qualche riferimento al fatto che sono ammessi anche in agricoltura biologica. Per esempio:

  • Ortofrutta Bio: concime in pellet organo-minerale dal titolo NPK 6.8.12, adatto anche alle piante da frutto, alle quali fornisce nutrimento con ritmo graduale. La buona quantità di potassio nelle piante da frutto è particolarmente positiva per favorire il sapore dolce dei frutti. Il prodotto contiene anche i “mesoelementi”, ovvero calcio, magnesio, zolfo, e numerosi microelementi come ferro, manganese, rame e zinco. Per concimare il melo, così come gli altri fruttiferi, le quantità consigliate sono di 60-80 gr/mq a primavera, da cospargere sotto tutta la proiezione della chioma; mentre va bene una dose dimezzata a fine estate-inizio autunno. Per la coltivazione del melo in vaso, nel caso di recipienti di 40-50 cm di diametro vanno bene 600-700 grammi a vaso a primavera e 200-300 grammi in autunno;
  • Bioactive: classico concime organico in pellet, è totalmente naturale e completo per la nutrizione delle piante. È a base di letame bovino altamente umificato. Non è pensato solo per nutrire direttamente la pianta, ma soprattutto per rendere la terra fertile e ricca di vita microbica, condizione che a sua volta è favorevole alla crescita sana ed armoniosa delle piante. Per le piante da frutto, le quantità consigliate tra i due periodi di concimazione sono variabili tra 120 e 350 grammi/mq, sempre da distribuire a manciate sotto le proiezioni della chioma;
  • Biocornunghia: si tratta di un fertilizzante derivante dai sottoprodotti della macellazione di animali, ovvero corna e zoccoli. In questo caso il prodotto contiene prevalentemente azoto, con un titolo del 13% e fornito al suolo, e quindi alle radici, a lenta cessione. Va bene utilizzarlo soprattutto quanto si vuole incrementare la quantità di azoto, ma ricordando di cospargere anche uno dei prodotti di cui sopra per fornire anche tutti gli altri macro, meso e microelementi alle piante. La Biocornunghia è anche un ammendante che migliora le caratteristiche del suolo, favorendo la fertilità in senso ampio.

La potatura

La potatura delle piante da frutto è una pratica indispensabile per equilibrare l’attività vegetativa e quella produttiva, e il melo non fa certamente eccezione. Potare richiede una certa perizia che si può tuttavia apprendere.

A seconda della forma di allevamento data alla pianta nella sua fase giovanile, e anche in base alle specifiche varietà di melo, alcune modalità di taglio possono variare. Ma esistono le regole di base:

  • non tagliare troppo: è meglio potare in modo equilibrato ogni anno piuttosto che realizzare tagli drastici ogni 2 o 3 anni. Questo mitiga anche la tendenza della pianta all’alternanza di produzione, quel fenomeno per cui essa produce in abbondanza ad anni alterni, intervallati da anni di “scarica”;
  • i polloni che si formano al piede della pianta vanno sempre eliminati, senza eccezione. Non sono rami utili ma al contrario sottraggono risorse alle altre parti;
  • i rami vegetativi, quelli solo verdi, privi di fiori, non devono essere accorciati, ma tagliati alla base o lasciati, in base al loro numero e densità.
  • le chiome devono essere illuminate per dare frutti di qualità. Pertanto i rami molto fitti, che vanno verso l’interno dalla pianta e che si intersecano tra loro, devono essere diradati.

Un classico taglio che si realizza durante la potatura è il “taglio di ritorno”, che consiste nel tagliare un ramo in prossimità di una sua diramazione, la quale a sua volta diventa il ramo principale. Con i tagli di ritorno si evita di espandere troppo la chioma verso l’esterno.

Il melo non soffre il freddo e può essere potato in qualsiasi momento del riposo vegetativo, sebbene sia comunque importante evitare i momenti di gelo.

Irrigare il melo

Le piante da frutto in fase giovanile devono poter essere irrigate durante la primavera e l’estate, a seconda del meteo. Le loro radici non sono ancora così sviluppate da consentire loro di prelevare acqua da strati di suolo più profondi e uno stress idrico compromette certamente la produzione. Per le piante adulte le esigenze diminuiscono, però anche per loro è importante almeno qualche intervento di soccorso nel caso di prolungata siccità estiva. La pratica del sovescio tra i filari di un frutteto consente un accumulo di acqua nel suolo e risulta positiva nel caso di difficoltà ad irrigare.

Il diradamento dei frutticini: ciò che fa la differenza

Il diradamento dei frutticini è una delle pratiche più efficaci ed utilizzate per favorire una buona pezzatura delle mele rimaste sulla pianta, e finalizzata anche a ridurre il fenomeno dell’alternanza produttiva di cui sopra. Il melo emette fiori raggruppati in infiorescenze, il cui fiore centrale è quello che genera la mela migliore e più grande. I frutticini che si formano nelle parti esterne delle infiorescenze devono essere tolti quando hanno 10-15 mm di diametro. Questo avviene poco dopo l’allegagione, ed è necessario lasciare il frutticino centrale. Si tagliano con le forbici, ma avendo cura di lasciare intatto un buon segmento di peduncolo, per evitare che la ferita provochi la caduta anche dell’unico frutto rimasto.

Avversità

La prevenzione e la difesa dalle avversità è di assoluta importanza per raccogliere mele sane e saporite. Nella gestione ecosostenibile delle piante da frutto bisogna prima di tutto agire per via preventiva. Un grande aiuto in questo proviene dai corroboranti, prodotti che irrorati sulle piante potenziano le difese naturali delle piante rendendole più capaci di resistere sia alle malattie fungine o batteriche sia agli attacchi di insetti dannosi. I corroboranti presentano molteplici vantaggi:

  • sono validi praticamente per tutte le piante, così in un frutteto misto possiamo comodamente trattarle tutte insieme anche se di specie diverse;
  • non lasciano il minimo inquinamento, né rischi per gli animali, né residui amari sui frutti
  • il loro uso previene numerose avversità contemporaneamente.

Tra i corroboranti più indicati vi sono:

  • Zeolite: prodotto di origine naturale che deriva dalla frantumazione finissima di rocce vulcaniche. La zeolite, disciolta in acqua e distribuita sulla chioma del melo, forma una sottilissima patina chiara sugli organi vegetali. Questa assorbe l’umidità presente, riducendo così il rischio di infezioni fungine. Contro gli insetti dannosi agisce come ostacolo meccanico, poiché questo velo per loro risulta come uno strato di vetri taglienti; si dimostra così particolarmente utile nel prevenire gli attacchi della carpocapsa, uno dei parassiti più temuti per il melo;
  • Lecitina di Soia, sostanza estratta dai semi della soia che sulle piante svolge l’effetto positivo di rafforzare e rendere più elastiche le pareti cellulari, con il risultato di una minore probabilità di attacchi di patogeni o parassiti.

L’afide grigio

Gli afidi che attaccano il melo appartengono a varie specie, e uno dei più comuni è l’afide grigio; causano un danno legato alla suzione di linfa dai vari organi della pianta, tra cui anche i frutticini, che arrestano il loro sviluppo e quindi non arrivano a maturazione.  Gli afidi possono essere debellati facilmente con Sapone Molle, corroborante che svolge una certa azione contro insetti a tegumento molle come questi. Il prodotto deve essere diluito in acqua secondo dosi indicate.

Un altro prodotto naturale utile nel tenere a freno gli attacchi di questo parassita e l’Olio di Neem Puro, derivante dai semi dell’albero indiano del Neem. Il prodotto, del tutto naturale e ammesso in agricoltura biologica, è un valido ausilio nell’allontanare afidi e altri insetti dannosi.

Cimice asiatica

Da diversi anni ormai è presente la cimice asiatica anche in Italia, e ha provocato parecchi danni in frutticoltura e in altre coltivazioni, poiché si tratta di un insetto molto polifago. Purtroppo, è difficile da combattere e la lotta deve comunque essere condotta a livello territoriale e non di singola azienda agricola o abitazione. Negli ultimi anni sono state effettuate, con un certo successo, prove di lotta biologica tramite la “vespa samurai”, altro insetto esotico che parassitizza le uova della cimice asiatica. Comunque tutti possono dare il proprio contributo: eliminando le cimici che si insidiano in autunno anche nelle abitazioni per svernare; proteggendo le proprie piante da frutto avvolgendole in reti antinsetto, ovviamente dopo l’allegagione dei frutticini.

Cocciniglie

Il melo può essere colpito facilmente da cocciniglie, tra cui ad esempio, la cocciniglia di San José, particolarmente dannosa ed invasiva. Questo insetto può infestare rami, tronco e frutti, a cui succhia linfa emettendo una saliva un po’ tossica per la pianta, che provoca degli arrossamenti. Le mele colpite infatti risultano punteggiate di rosso.

Contro questa ed altre cocciniglie è utile ricorrere all’Olio di Lino, ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi di lino. Irrorato sul melo previa diluizione in acqua, ha l’effetto di limitare la presenza di cocciniglie e di migliorare la resistenza della pianta ai loro attacchi.

Ticchiolatura

La ticchiolatura è una delle malattie fungine più comuni nel melo, sebbene esistano per fortuna molte varietà resistenti o tolleranti, sicuramente preferibili in agricoltura biologica. Il fungo colpisce tutti gli organi della pianta: foglie, fiori, frutti, provocando macchie brune e necrosi dei tessuti. Oltre ai trattamenti preventivi con la zeolite, di cui sopra, è molto importante asportare sempre le parti di pianta colpita. In questo modo si può evitare l’ulteriore diffusione del patogeno. Anche le foglie cadute a terra in autunno, se infette, in quanto sono un veicolo per il patogeno per l’anno successivo.

Per bloccare un’infezione in corso, si può usare Rame Active. È un prodotto in formulazione microgranulare pensato soprattutto per risolvere le carenze nutritive delle piante circa questo elemento, ma al contempo utile nel contrasto alle malattie crittogamiche. Il rame, infatti, aiuta a bloccare l’ulteriore espandersi della patologia nella pianta. Affinché un trattamento sia efficace è necessario che la pianta sia coperta il più uniformemente possibile dal trattamento. Sul melo l’uso del rame durante la stagione non risulta fitotossico a patto che si rispettino le dosi e le modalità di utilizzo. Non bisogna mai eccedere e bisogna trattare solo nelle ore fresche della giornata.

Rame Active contiene nello specifico solfato di rame complessato con lignosolfonati, composti naturali che derivano dalla lignina vegetale, e che risultano più facilmente assorbiti dalla pianta, che li riconosce come sostanze affini.

Oidio

L’oidio è una patologia fungina anche nota come “mal bianco”. Questa causa delle macchie biancastre dovute al micelio del fungo, che attacca soprattutto le foglie e gli apici dei germogli lasciandoli un po’ deformati. I frutti vengono colpiti meno di frequente, e quando accade mostrano una certa rugginosità sulla buccia. I prodotti a base di zolfo, come Zolfo Fluido e Zolfo 80, sono i rimedi migliori, anche ammessi in agricoltura biologica, per risolvere problemi di oidio. Nel primo caso si tratta di un prodotto in sospensione liquida, nel secondo di un prodotto in polvere. Entrambi devono essere utilizzati previa diluizione in acqua secondo le indicazioni riportate sulla confezione.

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